Disponibili i nuovi libri Giappone per caso e L’altro Iran
24-06-2016
Brexit, una scommessa persa
brexit
La scommessa è stata persa. Il primo ministro britannico David Cameron ha rassegnato le dimissioni in seguito ai risultati del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Una situazione probabilmente sfuggita di mano agli stessi promotori della consultazione, fra cui il governo conservatore, che auspicava invece un “Remain” di misura per potersi presentare a Bruxelles con una maggiore forza negoziale, chiedendo ulteriori deroghe sullo status della Gran Bretagna nei confronti dell’UE. I fattori di rischio erano però numerosi, soprattutto a fronte di una campagna elettorale giocata dagli euroscettici su temi piuttosto emotivi, che si richiamavano ad una Gran Bretagna “indipendente”. Probabilmente, invece, la Gran Bretagna sarà da oggi più isolata sul piano internazionale.

Sul fronte interno si assiste all’eclisse della corrente conservatrice guidata da Cameron, mentre ne escono rafforzati i populisti di Nigel Farage, che assurgono da mero fenomeno di costume a forza politica che, nel bene e nel male, non potrà essere più ignorata. Non è inoltre trascurabile l’effetto trainante sui partiti e i movimenti di simili tendenze scettiche e qualunquiste, presenti non solo nei membri storici dell’UE come Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi, ma anche nei paesi di recente acquisizione come Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca.

L’esito del referendum britannico pone con vigore il problema della governance dell’Unione, che si è voluto ignorare da troppo tempo e che negli ultimi anni ha fatto crescere in tutta Europa il malcontento sulla gestione del problemi legati all’economia, alla previdenza sociale, all’immigrazione e alla posizione dell’UE nell’attuale mondo multipolare.
Di fronte a queste sfide la Gran Bretagna ha preferito ritornare al passato, rifugiandosi entro vecchi paradigmi isolazionistici anziché tentando di trovare soluzioni comuni e condivise insieme agli stati del Continente.

Vi sono alcuni fattori fondamentali che hanno sancito la vittoria del “Leave”, inconfutabile ma non plebiscitaria (51,9% contro il 48,1% del “Remain”). Il primo è costituito dal divario fra città e campagna: nei centri urbani ha generalmente prevalso il sentimento europeo, mentre nei piccoli ma numerosi borghi minori, tradizionalmente più chiusi e conservatori, il verdetto è stato nettamente ostile all’UE. Il secondo fattore è stato territoriale: la roccaforte del “Leave” è stata la popolosa Inghilterra, mentre l’Irlanda del Nord e ancor più la Scozia si sono schierate per il “Remain”. Quest’ultima dovrà patire fortemente le conseguenze politiche di un maggiore isolamento, dipendendo sempre più dalle decisioni di Londra: probabilmente se il referendum sull’indipendenza scozzese si fosse svolto dopo quello sull’UE, il Regno Unito sarebbe stato condannato alla disgregazione, con una Scozia indipendente ed europea, confinante con un’Inghilterra di redivive logiche ottocentesche. Il terzo fattore riguarda infine il divario generazionale: secondo alcuni rilevamenti statistici, i giovani sono stati i più favorevoli al “Remain” (75% per la fascia d’età tra i 18 e i 24 anni). Anche fra gli adulti tra i 25 e i 49 anni si è registrata una discreta maggioranza unionista, mentre gli ultracinquantenni si sono espressi in larga parte per l’uscita dall’UE.

Quali saranno le ripercussioni a lungo termine? La gran Bretagna dovrà presumibilmente far fronte ad una diminuzione del proprio peso internazionale e dovrà fare a meno dei benefici derivanti dall’armonizzazione con le politiche europee, preparandosi ad una maggiore esposizione all’instabilità dei mercati monetari e finanziari. Vi sarà da rinegoziare ogni aspetto attualmente disciplinato dal diritto comunitario: dall’uscita dal mercato unico al ripristino delle frontiere e dei dazi doganali. Di certo non ne beneficerà il turismo: è difficile immaginare l’eventualità di dover richiedere un visto per trascorrere un week-end (scusate, “fine settimana”) a Londra. Fra le prospettive possibili vi potrebbe essere l’entrata del Regno Unito nell’Associazione Europea di Libero scambio (EFTA), l’organizzazione che raggruppa paesi come Norvegia, Islanda e Svizzera che, pur non facendo parte dell’UE, implementano mediante accordi bilaterali o multilaterali alcuni aspetti presenti anche nel diritto comunitario, che riguardano ad esempio la libera circolazione delle merci. A fronte del risultato referendario però, questa ed altre ipotesi appaiono attualmente remote o poco realistiche. “Exit is exit”, come ribadito dalle istituzioni europee, che per l’occasione si sono espresse con un’insolita fermezza: indietro (per ora) non si torna.
14-12-2014
Momenti giapponesi
Istantanee di un viaggio attraverso il paese del Sol Levante. Diario su http://lorenzorossetti.it/giappone.html - Some moments of a travel in Japan.
04-11-2014
Fotoritocco con tavoletta grafica Wacom Intuos PT-S
Prova e recensione della tavoletta grafica Wacom Intuos Pen and Touch Small: fotoritocco al volo con Adobe Photoshop CS6.
22-01-2014
Statistiche di linea con router Linksys X2000
Argomenti: Tecnologia, router, ADSL
Linksys X2000
Linksys X2000
Molti router danno la possibilità di visualizzare i principali dati relativi alla propria linea, quali il margine di rumore (SNR), l'attenuazione e la potenza del segnale espressi in decibel (dB). Secondo alcuni forum sarebbe impossibile rilevare questi valori dal Cisco Linksys X2000 perché privo di tali caratteristiche. In realtà le cose stanno diversamente: anche questo router, come molti altri, è in grado di fornire i dati desiderati. Ecco la procedura:
  • Assicuratevi di avere installato il firmware più recente per il vostro Linksys X2000 (nel mio caso ho la versione 2.0.05);
  • Aprite la seguente pagina: http://192.168.1.1/SysInfo.htm (Importante: Rispettate le maiuscole e le minuscole!) Al fondo troverete i valori desiderati.
L'attenuazione indica la decadenza progressiva del segnale sulla linea, mentre il margine di rumore ne rappresenta il disturbo ovvero l'interferenza. Entrambi i fattori concorrono a determinare lo stato di salute dell'ADSL, compresa la velocità massima e la frequenza delle eventuali disconnessioni accidentali. Sul web potrete trovare con facilità le relative tabelle per interpretarne correttamente i valori.
01-09-2013
Lorenzorossetti.it anche per smartphone e tablet
Argomenti: Internet, innovazione
Il sito Lorenzorossetti.it è da oggi disponibile anche per dispositivi mobili. Secondo le statistiche, sono sempre più numerosi gli utenti che preferiscono navigare con questi mezzi: negli ultimi dodici mesi gli accessi da smartphone sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre gli accessi da tablet sono più che triplicati. La tecnologia mobile è adottata da un internauta su sette per consultare questo sito: un trend che pare consolidarsi mese dopo mese. Internet è ormai fruibile quasi ovunque, pertanto è necessario confrontarci con le esigenze degli internauti di oggi. Il sito Lorenzorossetti.it si adatterà automaticamente al tipo di supporto utilizzato, fornendo un'ulteriore porta d'accesso a queste risorse multimediali per coloro che non vogliono sentirsi vincolati all'uso del tradizionale computer fisso o portatile. La medesima implementazione è stata effettuata sui siti Villardora.org e Insiemepervillardora.it.
05-10-2011
A proposito dello sciopero di Wikipedia
Argomenti: Politica, wikipedia, internet
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Logo di Wikipedia
Ho conosciuto questa enciclopedia telematica nel "lontano" 2005, e da allora sono felice di contribuirvi regolarmente.
La sera del 4 ottobre, tentando di accedere al mio account, ho trovato (insieme ad altre migliaia di persone) il seguente messaggio:
«Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita. Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto - neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti - rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni […] »
Personalmente condivido le motivazioni della protesta, vista la proposta di legge dell'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che un richiedente giudichi lesivo della propria immagine (indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive). È chiaro che tali disposizioni potrebbero portare in breve tempo la versione di Wikipedia in lingua italiana all'ingestibilità e, in ultima istanza, alla chiusura.

La vicenda però mi trova in disaccordo sulle modalità di attuazione della protesta: in particolare sono due i punti a mio avviso maggiormente controversi:
  • La firma a nome degli «Utenti di Wikipedia»: alla maggior parte di essi (me compreso) non è mai stato chiesto di sottoscrivere alcunché.
  • La decisione di interrompere il servizio: da chi è stata presa? Non certo da quei molti fra noi che in teoria, pur risultando firmatari del comunicato in qualità di utenti, non hanno mai avallato tale decisione (avendone preso atto solo a posteriori).
Io pertanto come utente registrato mi dissocio per ragioni formali e non sostanziali, non essendo stato edotto sulle intenzioni in fieri e non avendo avuto la possibilità di fornire alcun assenso né in merito al contenuto del comunicato, né in merito alla (grave) decisione dell'arbitraria interruzione del servizio.
Questa vicenda pone, a quasi un decennio dalla sua fondazione, il problema della governance interna di Wikipedia: ormai consolidati i meccanismi di scrittura e controllo delle voci, essa deve orientarsi all'aggiornamento della sua struttura istituzionale e del procedimento decisionale per colmare l'attuale frattura che divide la comunità degli utenti dagli amministratori del progetto, troppo spesso responsabili di decisioni non condivise.
31-08-2011
Laurea: un passo falso?
Argomenti: Politica, pensioni, università, manovra finanziaria
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Laurearsi conviene ancora?
Versione integrale del mio intervento pubblicato dal «Corriere della sera» il 31 agosto 2011 (pag. 8).

Probabilmente gli anni di laurea, pur riscattati, non verranno più conteggiati nel novero di quelli utili per il raggiungimento della pensione.
Il provvedimento in discussione pone definitivamente l'epitaffio all'istruzione universitaria italiana, disincentivandola nel peggiore dei modi. Perché? La mia considerazione trae origine da questo ragionamento:
Ho 26 anni e una laurea (specialistica) in Relazioni Internazionali. Alle spalle qualche tirocinio, qualche corso e tante porte chiuse. So già in partenza che sarà dura, per cui niente distrazioni (una famiglia o anche solo una relazione? Ora non me lo posso permettere).
La mia quotidianità risiede nella ricerca di un lavoro, mentre l'attinenza al mio campo di studi ed ai miei interessi è già naufragata da tempo: su consiglio di esperti del settore ho abbandonato la strada che avevo intrapreso (le politiche ambientali) per l'assoluta mancanza di prospettive.
Consideravo i cinque anni spesi all'università come un investimento sulla mia vita e sulla mia futura professionalità, ma ora essi stanno per diventare spazzatura per lo Stato italiano: il loro valore scomparirà ai fini del raggiungimento della pensione (che probabilmente otterrei, in prospettiva, verso i 70 anni). A quel punto della vita, gli acciacchi e le limitazioni fisiche iniziano a farsi sentire. Quei pochi euro in più dovuti al riscatto potranno magari servirmi a far fronte alla retta di una casa di riposo, ma non sarebbe esattamente il concetto di "riposo" che mi prefiguravo dopo una vita di onesto lavoro.
Stante la normativa in fieri, devo constatare come il conseguimento di una laurea si sia rivelato un passo falso. Se potessi tornare indietro non avrei dubbi: una volta terminata la scuola dell'obbligo, imparerei un mestiere in modo da inserirmi immediatamente nel mondo del lavoro.
Invece i nostri genitori, gli attuali sessantenni, sono sfruttati come somari con il progressivo ritardo della pensione: un'intera generazione che vorrebbe avere la possibilità di ritirarsi per dare il cambio ai giovani.
P.S.: grazie a un elevatissimo numero di interventi e lettere di protesta pervenute ai giornali e grazie all'attivismo degli utenti del web, in meno di 24 ore il governo ha (per ora) ritirato il provvedimento sul riscatto degli anni di laurea.
16-03-2011
Da Chernobyl a Fukushima: quale futuro per il nucleare?
Argomenti: Nucleare, politiche energetiche
Nucleare
La possibile via di fuga
Le persone non sono evidentemente in grado di imparare dai propri errori. La questione si aggrava quando gli errori provocano conseguenze sull'intera umanità.
Nel 1986, presso una zona palustre del fiume Pripyat, in Ucraina, si verificava il più grave incidente nucleare della storia, l'unico al livello 7, il massimo previsto dalla scala internazionale di rischio: il 26 aprile esplodeva il reattore 4 della centrale «Vladimir Lenin», più tristemente nota come Černobyl'.
I morti furono 4000 [1], ma alcune organizzazioni hanno conteggiato altre decine di migliaia di persone, se non milioni, perite in seguito all'assunzione di radiazioni [2].
La radioattività rilasciata dal reattore circola tuttora nell'atmosfera terrestre, e costituisce una piccola parte della radiazione ionizzante che assorbiamo tutti i giorni.

Venticinque anni dopo, è in corso il secondo incidente nucleare per gravità dopo Černobyl' [3] : a Fukushima, nel moderno e tecnologico Giappone, il nocciolo di una centrale ha accusato una parziale fusione a causa del malfunzionamento dei sistemi d'emergenza in seguito ad un violento terremoto.
Si sono verificate alcune esplosioni con emissione di materiale radioattivo, ma non si può neppure escludere che parte di quest'ultimo sia stato intenzionalmente rilasciato nell'atmosfera, nel disperato tentativo di ridurre la pressione interna dovuta all'evaporazione del refrigerante.
È stata creata una zona di alienazione con un raggio minimo di 20 km attorno alla centrale, e circa 200.000 persone sono state evacuate dalle loro abitazioni. Fino a Tokyo, a 250 km di distanza, sono state rilevate radiazioni 10 volte superiori alla norma. Gli stranieri sono stati invitati a lasciare il paese.
Ma non era una situazione, in termini simili, già vissuta in passato?

Le reazioni internazionali sono state quasi unanimi: la Direzione Energia della Commissione UE ha chiesto l'immediata verifica di tutte le centrali sul territorio europeo, mentre la Germania ha precauzionalmente spento i sette reattori più vetusti. Nel frattempo, anche alla luce della reiterata fallacità degli impianti nucleari, tutti si interrogano sulla sostenibilità della produzione di energia atomica nel lungo periodo, e sull'opportunità di destinare i relativi investimenti alle fonti rinnovabili come il solare termico e fotovoltaico, l'eolico, le biomasse, la geotermia...

L'Italia invece, va sempre in controtendenza: all'indomani della tragedia giapponese, in un editoriale del Corriere della Sera [4] si legge: «Perché non è possibile rinunciare all'atomo? Perché, anche se non potremo liberarci ancora per lungo tempo dalla dipendenza dal petrolio, è vitale diversificare le fonti di energia e quella atomica resta, dopo petrolio e gas, la più importante». Non è invece stato considerato che il nucleare potrebbe essere progressivamente sostituito dalle fonti rinnovabili unitamente ad una politica energetica volta alla gestione efficiente delle risorse.
Come fattore tranquillizzante, il giornalista ha aggiunto questa argomentazione a favore della sua tesi: «la schiacciante maggioranza delle centrali giapponesi ha resistito benissimo», accompagnata ad una lamentatio sul fatto che «sembriamo voler rifiutare anche i rischi che pure sono intrinseci allo sviluppo tecnico-scientifico».
Infine ha concluso: «Ciò che non va è l'irrazionalità di chi, pretendendo l'impossibile, ossia eliminare il rischio, rinuncia semplicemente a vivere».
Probabilmente per ora, gli unici che hanno rinunciato a vivere, sono i tecnici della centrale di Fukushima, che volontariamente hanno deciso di rimanere al lavoro per tentare, pur contaminandosi, di evitare il peggio.
Noi invece dobbiamo pensare a vivere meglio, per lasciare un mondo pulito ai nostri successori. Le alternative alle centrali alle centrali nucleari esistono, e si chiamano fonti rinnovabili. Chiediamo solo che vengano utilizzate.

Note
1. stima ufficiale ONU
2. stima Verdi Europei: 30.000-60.000; stima massima Greenpeace: 6.000.000
3. L'agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha, con una valutazione di livello 5, probabilmente sottostimato la gravità dell'evento. Numerose altre agenzie invece, fra le quali quelle di Stati Uniti, Francia e Finlandia, sono concordi nel considerare il disastro di Fukushima a livello 6 della scala INES.
4. La paura e la ragione a firma di A. Panebianco, 16/03/11.
10-12-2010
Wikileaks e le conseguenze per le relazioni internazionali
Argomenti: Politica internazionale
Julian Assange
Julian Assange, editore di Wikileaks
grafica dell'autore
Si dice che la diplomazia non potrà essere più la stessa dopo Wikileaks. Ma è veramente cosi?
I casi di fughe di notizie dai palazzi del potere sono sempre esistiti nel corso della storia, ed ancor più nell'era della comunicazione di massa: furono delle indiscrezioni a far scoppiare i casi che portarono da un lato il presidente statunitense Nixon (repubblicano) alle dimissioni, e dall'altro Clinton (democratico) ad una fatale perdita di credibilità.

L'indiscrezione non conosce dunque colori politici, essendo in grado di colpire qualunque posizione di potere.
Nel caso di Wikileaks in particolare, si possono notare due implicazioni fondamentali dovute all'impatto dei cablogrammi riservati.
La prima riguarda il loro contenuto: è stato affermato da più parti che molte rivelazioni non sarebbero realmente compromettenti perché costituite da fatti ampiamente noti (es.: i festini, le manie e le perversioni di vari leader mondiali, le intese e gli accordi non ufficiali sui combustibili fossili ecc...). Adesso questi episodi non costituiscono solo più dei gossip da cronaca di costume, ma dei fatti riferiti da una fonte autorevole quale il Corpo Diplomatico degli Stati Uniti d'America.

La seconda implicazione riguarda il ruolo dei diplomatici, che alcuni ritengono essere stato ridimensionato da questo scandalo di dimensioni globali. Anche se momentaneamente destabilizzata, non è ragionevole pensare che l'attività diplomatica abbia perso la sua rilevanza. Si prospetta anzi un periodo piuttosto frenetico di colloqui, dichiarazioni e smentite volti prevalentemente ad arginare la marea cartacea di Assange & co., cercando di indirizzare il flusso delle informazioni attuali e future verso un canale più neutro (il fatto di sminuirle come «irrilevanti» è stato il primo passo).
Le strade che si prospettano nell'evoluzione dell'«affare Wikileaks» paiono pertanto essere due: o i governi si coalizzeranno per marginalizzare l'impatto mediatico dei cablogrammi, oppure decideranno di utilizzarli a proprio vantaggio per scatenare delle mutue azioni di rappresaglia politica e diplomatica. Staremo a vedere.
04-09-2010
Il diritto (negato) all'insegnamento per i laureati in Scienze Politiche
Argomenti: Insegnamento, scuola, Scienze Politiche
Politologo? No party!
Politologo? No party!
È curioso il fatto che un laureato in Scienze Politiche non abbia la possibilità, al giorno d'oggi, di accedere alle graduatorie per l'insegnamento nelle scuole secondarie.
Tale limitazione è peraltro molto recente e risale al 2001, anno fino al quale ai politologi era permesso l'insegnamento delle materie di ambito giuridico ed economico.
Questa riflessione nasce da un semplice fattore comparativo: se i laureati in Giurisprudenza o in Economia possono tuttora accedere all'insegnamento di entrambe le materie con un minimo di 48 crediti nel settore giuridico e 48 in quello economico, invece alle persone con una laurea specialistica presso la facoltà di Scienze Politiche (ad es. lo scrivente in Relazioni Internazionali), ne è preclusa a priori la possibilità pur avendo totalizzato nel percorso accademico più di 48 crediti in ambito giuridico ed altrettanti in quello economico.
A ciò si aggiunge un'altra amara constatazione, quella dell'irrilevanza del conseguimento di oltre 100 crediti in ambito storico-politico, neppure considerati ai fini dell'insegnamento della storia.
Attualmente sono in molti a sperare in una correzione dell'attuale normativa, in modo da sanare quella che viene sempre più considerata come una discriminazione verso le discipline politologiche e sociali.
05-07-2010
Recensione: Il Sari rosso di Javier Moro
Argomenti: Libri, recensioni, India
icona
Il Sari rosso è una biografia romanzata di Sonia Gandhi, nata in Italia e naturalizzata indiana, attuale Presidente del Congresso Nazionale Indiano, partito guidato da più di novant'anni dalla potente famiglia del defunto marito.
L'opera non è mai stata autorizzata dalla signora Gandhi, la quale è arrivata addirittura a minacciarne il ritiro per mezzo dei suoi avvocati.
Da tale reazione può nascere la perplessità del lettore, che si aspetterebbe un testo perlomeno critico nei confronti dei Nehru-Gandhi. Invece nel corso della lettura si scopre come il libro assuma costantemente nei loro confronti un tono più che elogiativo, quando non addirittura agiografico. I risvolti più oscuri della famiglia non sono trattati approfonditamente se non in alcune edulcorate descrizioni del periodo dell'Emergenza nazionale di Indira e del caso Maruti che coinvolse Sanjay. A ciò si aggiunge il poco credibile personaggio di Sonia, tratteggiata da Moro come una moderna cenerentola perennemente innamorata del suo «principe» indiano e mai realmente interessata alla vita politica.
In compenso si tratta di un libro molto emotivo, nel quale si evidenzia una certa aderenza ai canoni della psicologia indiana, molto incline ad identificarsi nei drammi familiari dei potenti fin dai tempi mitologici dei Kaurava e dei Pandava, passando più recentemente per Bollywood.

In sostanza, Il Sari rosso di Javier Moro è da prendere per quello che è: un avvincente romanzo senza pretese di veridicità.
Nota: da accompagnare ad un buon testo di storia contemporanea dell'India.
→ Javier Moro, Il Sari rosso, ed. Saggiatore, 2009, pp.585
11-06-2010
La miopia ambientale della giunta piemontese
Argomenti: Ambiente, politica, Piemonte
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Gli indirizzi in materia di protezione della natura da parte della nuova giunta piemontese paiono non essere fra i più lungimiranti.
In un momento storico dove si parla di picco del petrolio, di sostenibilità delle risorse e di fonti energetiche rinnovabili, l'assessorato all'Ambiente della Regione Piemonte ha ritenuto di dover tagliare nove milioni e 300 mila euro sul fronte della tutela ambientale (La stampa- TO, 11/06/10, p.65).
Nel totale, ben due milioni consisterebbero nei tagli alle risorse delle Aree Protette e dei Parchi Naturali. La mossa dell'assessorato può avere una sua logica politica: le ghiandaie, i rospi ed i camosci non hanno mai costituito un forte bacino elettorale...
Tale settore viene spesso penalizzato perché considerato «improduttivo». Questo concetto di produttività, legato a paradigmi industriali postbellici, risulta ormai ampiamente superato: le Aree Protette ed i Parchi sono oggi visti, a livello internazionale, come i principali vivai della Biodiversità.
È per questo motivo che il 2010 è stato dichiarato dall'ONU «Anno internazionale della Biodiversità», nella consapevolezza che tale valore costituirà «il fondamento del benessere umano».
11-06-2010
Bloggano in tanti, bloggo anch'io
Argomenti: Nuovo blog
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Un sito è un conto, un blog è un altro... Questo è un piccolo spazio di discussione volto ad aprire il dibattito agli utenti che, se vorranno, potranno commentare liberamente i post.
Fra l'altro, questo strumento potrebbe rivelarsi un ulteriore ed utile strumento per il sito stesso, che fino ad ora non permetteva un dialogo sufficientemente diretto con gli internauti.
Qui potranno infatti trovare spazio gli argomenti, magari brevi notizie flash od opinioni varie, che non avrebbero potuto essere pubblicati, per via della loro brevità, all'interno di una normale pagina web.